Ad ali spiegate, Recital musicale.

Ad ali spiegate, Recital musicale.

14 Luglio 2018, Abbazia di Maguzzano di Lonato del Garda, chiostro. Piano, voci, con la straordinaria presenza del coro GardArt. Regia: Come può un corpo che lavora chino su un campo per 10 o 15 ore al giorno, lontano da casa, ridotto in schiavitù come una bestia, come può questo corpo avere ancora voglia e fiato per cantare? Forse quel corpo straziato in effetti la voglia non l’avrebbe, se non fosse per la spinta che gli arriva dall’interno, se non fosse per l’anima, che ancora spera, che comunque prega, che nonostante tutto canta. Coprendo con il termine di “missione evangelizzatrice” le piaghe che infligge all’uomo nero, l’uomo bianco gli parla di Gesù, della croce e, forse per far tacere improbabili sensi di colpa, gli racconta le storie della Bibbia, di Mosè, di Abramo, di Isacco, di Giacobbe. E l’uomo nero, invece di mandarlo alla malora, lui e la sua Bibbia, ci crede, anzi vuol saperne di più e tra le righe del Vecchio e del Nuovo Testamento legge anche la sua storia di deportato, di esule, di schiavo e sente che anche per lui si apre la porta di una speranza: se Dio ha liberato il popolo ebreo dalla schiavitù d’Egitto, libererà anche il suo popolo. E quella vicenda orrenda di schiavitù, di tratta umana, di commercio di braccia e mani, di cui l’uomo europeo cristiano si macchia, senza vergognarsene e pentirsene mai abbastanza, produce un frutto inaspettato e paradossale: il canto spiritual. E così lo schiavo nero insegna al padrone bianco cosa significhi essere davvero cristiano, sublimare la sofferenza con la fede, farsi davvero come Cristo in croce portatore di senso e di speranza, anche in mezzo allo sporco degrado delle catene. In questo recital si vuole tracciare il filo rosso di quella cultura musicale chiamata “negro-spiritual”, nata nell’America del ’700 e dell’800 e che sta all’origine del gospel, del blues e del jazz moderno, in cui musica e fede diventano ali spiegate verso la...

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Ad Ali spiegate, recital musicale con il coro GardArt

Ad Ali spiegate, recital musicale con il coro GardArt

09 Giugno 2018, Guidizzolo, MN, spazio aperto della chiesa parrocchiale. Piano, voci, con la straordinaria presenza del coro GardArt. Regia: Come può un corpo che lavora chino su un campo per 10 o 15 ore al giorno, lontano da casa, ridotto in schiavitù come una bestia, come può questo corpo avere ancora voglia e fiato per cantare? Forse quel corpo straziato in effetti la voglia non l’avrebbe, se non fosse per la spinta che gli arriva dall’interno, se non fosse per l’anima, che ancora spera, che comunque prega, che nonostante tutto canta. Coprendo con il termine di “missione evangelizzatrice” le piaghe che infligge all’uomo nero, l’uomo bianco gli parla di Gesù, della croce e, forse per far tacere improbabili sensi di colpa, gli racconta le storie della Bibbia, di Mosè, di Abramo, di Isacco, di Giacobbe. E l’uomo nero, invece di mandarlo alla malora, lui e la sua Bibbia, ci crede, anzi vuol saperne di più e tra le righe del Vecchio e del Nuovo Testamento legge anche la sua storia di deportato, di esule, di schiavo e sente che anche per lui si apre la porta di una speranza: se Dio ha liberato il popolo ebreo dalla schiavitù d’Egitto, libererà anche il suo popolo. E quella vicenda orrenda di schiavitù, di tratta umana, di commercio di braccia e mani, di cui l’uomo europeo cristiano si macchia, senza vergognarsene e pentirsene mai abbastanza, produce un frutto inaspettato e paradossale: il canto spiritual. E così lo schiavo nero insegna al padrone bianco cosa significhi essere davvero cristiano, sublimare la sofferenza con la fede, farsi davvero come Cristo in croce portatore di senso e di speranza, anche in mezzo allo sporco degrado delle catene. In questo recital si vuole tracciare il filo rosso di quella cultura musicale chiamata “negro-spiritual”, nata nell’America del ’700 e dell’800 e che sta all’origine del gospel, del blues e del jazz moderno, in cui musica e fede diventano ali spiegate verso la...

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In nome della Madre, Castelletto di Soave, VR, Chiesa Parrocchiale.

In nome della Madre, Castelletto di Soave, VR, Chiesa Parrocchiale.

Interpreti Laura Gambarin e Gianluigi La Torre. Produzione Gardart Il vento di Marzo l’avvolse e lasciò in lei un seme: in pochi minuti Miriàm/Maria da ragazzina diventa donna senza conoscere uomo. “In nome della madre” racconta le tre declinazioni di un amore immenso e viscerale: quello tra Giuseppe e Maria, capaci di sfidare il mondo intero per salvare la loro famiglia; quello tra madre e figlio, che si conoscono attraverso la “condivisione/comunione” del corpo e del sangue e che, benché si separino fisicamente al momento del parto, rimangono legati nello spirito per sempre; e in ultimo l’amore di Dio verso gli uomini, un amore che semina vita attraverso il vento, un amore conosciuto da Maria nella fede del cuore e corrisposto da quella sua muta accettazione che ha la forza incrollabile di un sì senza domande. Una storia vera, fatta di carne e sangue perché narrata in prima persona dalla donna, dal suo punto di vista, e sconvolgente proprio perché scritta dalla penna di un uomo. Un uomo che scrive di una donna che difende la vita anche a costo della morte. Rapita dalla bellezza di questo racconto, raccolgo il testimone e lo restituisco, da donna, nel linguaggio che meglio conosco, quello della “parola recitata”, una parola che, nonostante i passaggi intermedi, tende ostinatamente a restare fedele alla Scrittura. Il prodigio della notte di Natale diventa in questo monologo il parto di una vergine sola contro il resto del mondo, ma incastonata come un diamante tra il Padre e il...

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In Nome della Madre, Lonato, BS, Teatro Italia

In Nome della Madre, Lonato, BS, Teatro Italia

Interpreti Laura Gambarin e Gianluigi La Torre. Produzione Gardart Il vento di Marzo l’avvolse e lasciò in lei un seme: in pochi minuti Miriàm/Maria da ragazzina diventa donna senza conoscere uomo. “In nome della madre” racconta le tre declinazioni di un amore immenso e viscerale: quello tra Giuseppe e Maria, capaci di sfidare il mondo intero per salvare la loro famiglia; quello tra madre e figlio, che si conoscono attraverso la “condivisione/comunione” del corpo e del sangue e che, benché si separino fisicamente al momento del parto, rimangono legati nello spirito per sempre; e in ultimo l’amore di Dio verso gli uomini, un amore che semina vita attraverso il vento, un amore conosciuto da Maria nella fede del cuore e corrisposto da quella sua muta accettazione che ha la forza incrollabile di un sì senza domande. Una storia vera, fatta di carne e sangue perché narrata in prima persona dalla donna, dal suo punto di vista, e sconvolgente proprio perché scritta dalla penna di un uomo. Un uomo che scrive di una donna che difende la vita anche a costo della morte. Rapita dalla bellezza di questo racconto, raccolgo il testimone e lo restituisco, da donna, nel linguaggio che meglio conosco, quello della “parola recitata”, una parola che, nonostante i passaggi intermedi, tende ostinatamente a restare fedele alla Scrittura. Il prodigio della notte di Natale diventa in questo monologo il parto di una vergine sola contro il resto del mondo, ma incastonata come un diamante tra il Padre e il...

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Il Cantico dei Cantici, Verona, Basilica di Santa Teresa

Il Cantico dei Cantici, Verona, Basilica di Santa Teresa

Interpreti Laura Gambarin e Gianluigi La Torre. Produzione Gardart Lui, lei, l’Altro… e se si iniziasse col dire che il Cantico dei Cantici, l’inno all’amore per eccellenza ha non due, bensì tre protagonisti? In effetti, due sono facili da individuare: un uomo e una donna, due giovani innamorati che si scambiano parole dolci, dichiarazioni sensuali ed appassionate e si abbandonano in deliziose descrizioni dell’amore. E l’Altro… in realtà, non si tratta di un altro essere umano, ma di Dio. La presenza di Dio, infatti, è costante, benché non sia mai rivelata in nessun punto del testo, anzi, Dio in questo splendido e famosissimo testo biblico non è nemmeno nominato; e già questo paradosso basterebbe ad agganciare la nostra curiosità. In questi versi senza trama, la pura relazione tra un uomo e una donna è la realizzazione, l’incarnazione dell’amore, che a sua volta sta alla base della vita; per questo motivo Dio non può non essere presente, è Lui che li ha creati vicini, perché si unissero e si moltiplicassero, perché diventassero un solo corpo e una sola anima e la Sua presenza è inestricabilmente parte del loro amore. L’AMORE, dunque, con tutte le lettere maiuscole, è un legame indissolubile, in cui due corpi e due anime, poggiati nell’incavo della mano di Dio, dialogano al ritmo dei respiri, dei pensieri; quell’amore si fa poi fuoco che travolge e brucia, che fa ammalare, che fa fremere dal brivido dell’impazienza e tremare dal terrore di perdersi. Del Cantico dei Cantici è stato detto che “se Dio non avesse consegnato al popolo ebraico la Toràh (la Legge), sarebbe bastato questo Cantico di tutti i Cantici per governare il...

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