“In Nome della Madre” Chiesa S. Cristo di (BS)

“In Nome della Madre” Chiesa S. Cristo di (BS)

SI RENDE NOTO CHE  LO SPETTACOLO “IN NOME DELLA MADRE” DELLA NOSTRA ASSOCIAZIONE, IN SCENA OGGI NELLA CHIESA DI SAN CRISTO A BRESCIA ORE 18.30 SARA’ RIGOROSAMENTE PRIVATO, E QUINDI SARA’ VIETATO L’ INGRESSO A CHI SPROVVISTO DI INVITO. CI SCUSIAMO PER IL DISGUIDO. Gianluigi La Torre. Produzione Gardart Il vento di Marzo l’avvolse e lasciò in lei un seme: in pochi minuti Miriàm/Maria da ragazzina diventa donna senza conoscere uomo. “In nome della madre” racconta le tre declinazioni di un amore immenso e viscerale: quello tra Giuseppe e Maria, capaci di sfidare il mondo intero per salvare la loro famiglia; quello tra madre e figlio, che si conoscono attraverso la “condivisione/comunione” del corpo e del sangue e che, benché si separino fisicamente al momento del parto, rimangono legati nello spirito per sempre; e in ultimo l’amore di Dio verso gli uomini, un amore che semina vita attraverso il vento, un amore conosciuto da Maria nella fede del cuore e corrisposto da quella sua muta accettazione che ha la forza incrollabile di un sì senza domande. Una storia vera, fatta di carne e sangue perché narrata in prima persona dalla donna, dal suo punto di vista, e sconvolgente proprio perché scritta dalla penna di un uomo. Un uomo che scrive di una donna che difende la vita anche a costo della morte. Rapita dalla bellezza di questo racconto, raccolgo il testimone e lo restituisco, da donna, nel linguaggio che meglio conosco, quello della “parola recitata”, una parola che, nonostante i passaggi intermedi, tende ostinatamente a restare fedele alla Scrittura. Il prodigio della notte di Natale diventa in questo monologo il parto di una vergine sola contro il resto del mondo, ma incastonata come un diamante tra il Padre e il...

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“Il Cantico dei Cantici” Sala Parrocchiale di Zevio (VR)

“Il Cantico dei Cantici” Sala Parrocchiale di Zevio (VR)

Interpreti Laura Gambarin e Gianluigi La Torre. Produzione Gardart Lui, lei, l’Altro… e se si iniziasse col dire che il Cantico dei Cantici, l’inno all’amore per eccellenza ha non due, bensì tre protagonisti? In effetti, due sono facili da individuare: un uomo e una donna, due giovani innamorati che si scambiano parole dolci, dichiarazioni sensuali ed appassionate e si abbandonano in deliziose descrizioni dell’amore. E l’Altro… in realtà, non si tratta di un altro essere umano, ma di Dio. La presenza di Dio, infatti, è costante, benché non sia mai rivelata in nessun punto del testo, anzi, Dio in questo splendido e famosissimo testo biblico non è nemmeno nominato; e già questo paradosso basterebbe ad agganciare la nostra curiosità. In questi versi senza trama, la pura relazione tra un uomo e una donna è la realizzazione, l’incarnazione dell’amore, che a sua volta sta alla base della vita; per questo motivo Dio non può non essere presente, è Lui che li ha creati vicini, perché si unissero e si moltiplicassero, perché diventassero un solo corpo e una sola anima e la Sua presenza è inestricabilmente parte del loro amore. L’AMORE, dunque, con tutte le lettere maiuscole, è un legame indissolubile, in cui due corpi e due anime, poggiati nell’incavo della mano di Dio, dialogano al ritmo dei respiri, dei pensieri; quell’amore si fa poi fuoco che travolge e brucia, che fa ammalare, che fa fremere dal brivido dell’impazienza e tremare dal terrore di perdersi. Del Cantico dei Cantici è stato detto che “se Dio non avesse consegnato al popolo ebraico la Toràh (la Legge), sarebbe bastato questo Cantico di tutti i Cantici per governare il...

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“Francesco Chino sulla Culla del Mondo” Teatro Italia di Lonato (BS)

“Francesco Chino sulla Culla del Mondo” Teatro Italia di Lonato (BS)

Forse non era il caso di fare un altro spettacolo su S. Francesco d’Assisi, forse è addirittura fuori luogo costruire l’ennesima impalcatura spettacolare su di lui… forse… O forse è ancora il caso di parlare di lui, con lui, per poi fare silenzio e sentire vibrare, dopo 800 anni, un linguaggio anche più moderno del nostro. Può essere che valga la pena di stare ad ascoltare ancora una volta la sua storia meravigliosa, perché la sua è una gioia che non passa mai di moda, una coerenza che ci fa invidia, un canto che viene dritto dalla terra, ma il suo volto, deposta l’aureola, ha un’umanità che ci sgomenta, ci riporta a noi, ai nostri dubbi, agli slanci verso Dio e alle cadute. Ho camminato accanto a lui per un po’ e le mie domande si sono fatte schiette e personali e hanno dato luogo ad un monologo teatrale intitolato “Francesco, chino sulla culla del mondo”. Il monologo diventa dialogo quando a rispondere è la sua storia e la sua testimonianza di uomo libero e vero rivoluzionario che amava definirsi “madre” dei suoi fratelli. Con quella stessa amorevolezza di madre si è chinato verso il mondo intero, un mondo fatto di uomini-bambini, impreparati a vivere, deboli di fronte alla forza devastante della vita. Poi l’incontro con l’altissima poesia della Merini, una folgorazione! Mi piace pensare che, come all’inizio con Chiara, Francesco continui a parlare alle donne, che imparano da lui quella tenerezza testarda che ama incondizionatamente fino alla morte e non sa accettare...

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“In nome della Madre” Chiesa parrocchiale di Vago di Lavagno (VR)

“In nome della Madre” Chiesa parrocchiale di Vago di Lavagno (VR)

Gianluigi La Torre. Produzione Gardart Il vento di Marzo l’avvolse e lasciò in lei un seme: in pochi minuti Miriàm/Maria da ragazzina diventa donna senza conoscere uomo. “In nome della madre” racconta le tre declinazioni di un amore immenso e viscerale: quello tra Giuseppe e Maria, capaci di sfidare il mondo intero per salvare la loro famiglia; quello tra madre e figlio, che si conoscono attraverso la “condivisione/comunione” del corpo e del sangue e che, benché si separino fisicamente al momento del parto, rimangono legati nello spirito per sempre; e in ultimo l’amore di Dio verso gli uomini, un amore che semina vita attraverso il vento, un amore conosciuto da Maria nella fede del cuore e corrisposto da quella sua muta accettazione che ha la forza incrollabile di un sì senza domande. Una storia vera, fatta di carne e sangue perché narrata in prima persona dalla donna, dal suo punto di vista, e sconvolgente proprio perché scritta dalla penna di un uomo. Un uomo che scrive di una donna che difende la vita anche a costo della morte. Rapita dalla bellezza di questo racconto, raccolgo il testimone e lo restituisco, da donna, nel linguaggio che meglio conosco, quello della “parola recitata”, una parola che, nonostante i passaggi intermedi, tende ostinatamente a restare fedele alla Scrittura. Il prodigio della notte di Natale diventa in questo monologo il parto di una vergine sola contro il resto del mondo, ma incastonata come un diamante tra il Padre e il...

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“Lei” Teatro Giovanni XXIII Piazza Garibaldi di Desenzano del Garda (BS)

“Lei” Teatro Giovanni XXIII Piazza Garibaldi di Desenzano del Garda (BS)

“Lei”: una carrellata di storie di donne, intervallate da riflessioni sulla natura del femminile e sul rapporto uomo e donna, punteggiate da strizzate d’ occhio alle donne, ma anche da spunti di complicità con gli uomini, decorate da una cornice brillante che va a pescare la testimonianza della prima donna sulla terra “Eva” e abbellite da una colonna sonora  che fa non solo da tappeto musicale, ma diventa interlocutore nel tracciato narrativo. Un mosaico teatrale, che vuole  far riflettere sul ruolo del femminile oggi, troppo spesso sottovalutato, maltrattato, violentato, (alle volte dalle stesse donne), ma che nella relazione lei/lui cerca di ripescare un’ ancestrale complementarietà, strappando così un sorriso che viene dal...

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“In nome della Madre” Chiesa Parrocchiale del Sacro Cuore di Gesu’ (VR)

“In nome della Madre” Chiesa Parrocchiale del Sacro Cuore di Gesu’ (VR)

Interpreti Laura Gambarin e Gianluigi La Torre. Produzione Gardart Il vento di Marzo l’avvolse e lasciò in lei un seme: in pochi minuti Miriàm/Maria da ragazzina diventa donna senza conoscere uomo. “In nome della madre” racconta le tre declinazioni di un amore immenso e viscerale: quello tra Giuseppe e Maria, capaci di sfidare il mondo intero per salvare la loro famiglia; quello tra madre e figlio, che si conoscono attraverso la “condivisione/comunione” del corpo e del sangue e che, benché si separino fisicamente al momento del parto, rimangono legati nello spirito per sempre; e in ultimo l’amore di Dio verso gli uomini, un amore che semina vita attraverso il vento, un amore conosciuto da Maria nella fede del cuore e corrisposto da quella sua muta accettazione che ha la forza incrollabile di un sì senza domande. Una storia vera, fatta di carne e sangue perché narrata in prima persona dalla donna, dal suo punto di vista, e sconvolgente proprio perché scritta dalla penna di un uomo. Un uomo che scrive di una donna che difende la vita anche a costo della morte. Rapita dalla bellezza di questo racconto, raccolgo il testimone e lo restituisco, da donna, nel linguaggio che meglio conosco, quello della “parola recitata”, una parola che, nonostante i passaggi intermedi, tende ostinatamente a restare fedele alla Scrittura. Il prodigio della notte di Natale diventa in questo monologo il parto di una vergine sola contro il resto del mondo, ma incastonata come un diamante tra il Padre e il...

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