La passione di Maria

La passione di Maria

Progetto registico di Walter Peraro con Laura Gambarin, pianoforte e arrangiamenti musicali Gianluigi La Torre e la partecipazione straordinaria del coro “Gardart” La passione di Maria; ovvero la passione di Gesù vissuta da Maria, dalla madre, da colei che vive la vicenda con un dolore insopportabile perché contro natura. Più conosciuta con il primo verso “Donna del paradiso”, è la più nota “lauda” di Jacopone Da Todi, francescano vissuto nella seconda metà del 1200, il più antico esempio di lauda drammatica giunto sino a noi, di grande rilevanza storico-linguistica per essere uno dei primi testi scritti in italiano volgare. L’idea registica di Walter Peraro è di presentare questa lauda in un’ inedita forma recitata e cantata, con brani musicali scelti dal repertorio religioso classico (Laudario di Cortona del sec. XIII, Monteverdi, Grancini, Pergolesi, ecc.), mottetti spirituali del ‘500 e altri brani sacri, eseguiti con arrangiamenti moderni dagli stessi attori e da un coro di 45 elementi formatosi appositamente per questo progetto. Maria si muove lungo un percorso rettilineo in una strada senza ritorno che la porta alla croce facendole vivere la sua personale via crucis, immersa in un ampissimo abito rosso che la costringe a camminare solo in avanti e che diventa simbolo del sangue che dalla morte di Gesù, attraverso la madre, si riversa su tutta l’ umanità assetata di salvezza. Arriverà ad abbracciare la croce fino a raccogliere nel pianto il sangue del figlio sparso per la redenzione degli uomini, che è al tempo stesso il dolore di tutta l’ umanità di cui lei si fa portavoce. Dialogano con Maria il Nunzio, che secondo antiche tradizioni, sarebbe lo stesso angelo dell’ annunciazione, Gesù che, voce fuori campo, la aiuta ad accettare la sua morte e il coro, simbolo dell’ intera umanità, che con il canto fa da corona al suo...

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La passione di Maria

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Progetto registico di Walter Peraro con Laura Gambarin, pianoforte e arrangiamenti musicali Gianluigi La Torre e la partecipazione straordinaria del coro “Gardart” La passione di Maria; ovvero la passione di Gesù vissuta da Maria, dalla madre, da colei che vive la vicenda con un dolore insopportabile perché contro natura. Più conosciuta con il primo verso “Donna del paradiso”, è la più nota “lauda” di Jacopone Da Todi, francescano vissuto nella seconda metà del 1200, il più antico esempio di lauda drammatica giunto sino a noi, di grande rilevanza storico-linguistica per essere uno dei primi testi scritti in italiano volgare. L’idea registica di Walter Peraro è di presentare questa lauda in un’ inedita forma recitata e cantata, con brani musicali scelti dal repertorio religioso classico (Laudario di Cortona del sec. XIII, Monteverdi, Grancini, Pergolesi, ecc.), mottetti spirituali del ‘500 e altri brani sacri, eseguiti con arrangiamenti moderni dagli stessi attori e da un coro di 45 elementi formatosi appositamente per questo progetto. Maria si muove lungo un percorso rettilineo in una strada senza ritorno che la porta alla croce facendole vivere la sua personale via crucis, immersa in un ampissimo abito rosso che la costringe a camminare solo in avanti e che diventa simbolo del sangue che dalla morte di Gesù, attraverso la madre, si riversa su tutta l’ umanità assetata di salvezza. Arriverà ad abbracciare la croce fino a raccogliere nel pianto il sangue del figlio sparso per la redenzione degli uomini, che è al tempo stesso il dolore di tutta l’ umanità di cui lei si fa portavoce. Dialogano con Maria il Nunzio, che secondo antiche tradizioni, sarebbe lo stesso angelo dell’ annunciazione, Gesù che, voce fuori campo, la aiuta ad accettare la sua morte e il coro, simbolo dell’ intera umanità, che con il canto fa da corona al suo...

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Francesco chino sulla culla del mondo

Francesco chino sulla culla del mondo

Forse non era il caso di fare un altro spettacolo su S. Francesco d’Assisi, forse è addirittura fuori luogo costruire l’ennesima impalcatura spettacolare su di lui… forse… O forse è ancora il caso di parlare di lui, con lui, per poi fare silenzio e sentire vibrare, dopo 800 anni, un linguaggio anche più moderno del nostro. Può essere che valga la pena di stare ad ascoltare ancora una volta la sua storia meravigliosa, perché la sua è una gioia che non passa mai di moda, una coerenza che ci fa invidia, un canto che viene dritto dalla terra, ma il suo volto, deposta l’aureola, ha un’umanità che ci sgomenta, ci riporta a noi, ai nostri dubbi, agli slanci verso Dio e alle cadute. Ho camminato accanto a lui per un po’ e le mie domande si sono fatte schiette e personali e hanno dato luogo ad un monologo teatrale intitolato “Francesco, chino sulla culla del mondo”. Il monologo diventa dialogo quando a rispondere è la sua storia e la sua testimonianza di uomo libero e vero rivoluzionario che amava definirsi “madre” dei suoi fratelli. Con quella stessa amorevolezza di madre si è chinato verso il mondo intero, un mondo fatto di uomini-bambini, impreparati a vivere, deboli di fronte alla forza devastante della vita. Poi l’incontro con l’altissima poesia della Merini, una folgorazione! Mi piace pensare che, come all’inizio con Chiara, Francesco continui a parlare alle donne, che imparano da lui quella tenerezza testarda che ama incondizionatamente fino alla morte e non sa accettare...

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